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Giuseppe Mazzini
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mwbwGiuseppe Mazzini (Genova, 22 giugno 1805Pisa, 10 marzo 1872) è stato un patriota, politico, filosofo e giornalistacite-ref-1[1] italiano. Esponente di punta del mwdqpatriottismocite-ref-chabod1967-2-0[2] mwegrisorgimentale, le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla formazione dello mwewStato unitario italiano.

Nato a mwfqGenova dal padre mwfgGiacomo, mwfwmedico, mwgadocente universitario d'mwgqanatomia e figura attiva nella politica locale della mwggRepubblica Ligure e dalla madre mwgwMaria Drago, di fervente inclinazione mwhagiansenista. Iscrittosi a giurisprudenza, si distinse per la ribellione ai regolamenti di stampo religioso e per l'insofferenza all'autoritàcite-ref-montanelli-3-0[3]. Finiti gli studi iniziò la professione di avvocato e, parallelamente, quella di giornalista presso l'mwiqIndicatore genovese. Nel 1827 si laureò in mwiwdiritto civile e mwjadiritto canonico ed entrò nella mwjqCarboneria. Pubblicò il suo primo saggio letterario intitolato mwjgDell'amor patrio di Dante nel 1837.

Nel 1830 fu arrestato per la sua attività cospirativa e, durante la carcerazione, ideò la mwkqGiovine Italia che iniziò ad organizzare nel 1831, nell'esilio a mwkgMarsiglia che seguì la liberazione, allo scopo di unire gli stati italiani in un'unica repubblica. In futuro, le condanne che subirà in diversi tribunali d'Italia lo costrinsero alla mwkwlatitanza fino alla morte. Nel 1834, trasferitosi in mwlaSvizzera, contribuirà alla fondazione prima della Giovine Svizzera, mwlgGiovine Germania e della mwlwGiovine Polonia e poi fondò la mwmaGiovine Europa, che aveva tra i suoi principi scopi la costituzione degli mwmqStati Uniti d'Europa.

Nel 1849 fu chiamato a mwmwRoma e partecipò alla breve parentesi della mwnaRepubblica Romana, in cui si indissero per la prima volta elezioni a suffragio universale maschile per la Costituente. Nel breve periodo della sua esistenza, la Repubblica Romana fu governata da un mwngTriunvirato che comprendeva, oltre allo stesso Mazzini anche mwnwAurelio Saffi e mwoaCarlo Armellini.

Anche dopo l'mwogUnità d'Italia, Giuseppe Mazzini restò in esilio a causa di 2 condanne a morte che pendevano sulla sua testa. Seppur provato nel fisico, continuò a combattere per il mwowrepubblicanesimo fino alla morte, e non ottenne mai l'amnistia per il suo rifiuto di giurare fedeltà al Re. Morì il 10 marzo 1872 a mwpaPisa dove si era rifugiato sotto il falso nome di Giorgio Brown.

Le teorie mazziniane furono di grande importanza nella definizione dei moderni movimenti europei per l'affermazione della mwpgdemocrazia attraverso la forma mwpwrepubblicana dello mwqaStato.

Contents

Opere
Note
Saggi
Scritti

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Biografia

Famiglia e giovinezza

«Gl'istinti repubblicani di mia madre m'insegnarono a cercare nel mio simile l'

uomo

, non il ricco o il potente; e l'inconscia semplice virtù paterna m'avvezzò ad ammirare, più che la boriosa atteggiata mezza-sapienza, la tacita inavvertita virtù di

sagrificio

ch'è spesso in voi.»

(Giuseppe Mazzini, Agli operai italianicite-ref-4[4])

Mazzini nacque a mwtwGenova, allora capoluogo dell'mwuaomonimo dipartimento mwuqfrancese costituito il 13 giugno del 1805 da parte del regime francese di mwugNapoleone Bonaparte, il 22 giugno del 1805, terzogenito di quattro figli (tre femmine e un maschio). Il padre, mwuwGiacomo Mazzini (1767-1848), fu mwvamedico e docente universitario d'mwvqanatomia originario di mwvgChiavari, una cittadina del mwvwTigullio (all'epoca capoluogo del mwwadipartimento francese degli Appennini, successivamente parte della mwwqprovincia di Genova), figura politicamente attiva nella scena pubblica locale, sia durante l'epoca della precedente mwwgRepubblica Ligure, sia, in tempi successivi, dell'mwwwImpero napoleonico.

Alla madre, mwxqMaria Drago (1774-1852), una fervente mwxggiansenista originaria di mwxwPegli (un comune autonomo, mwyaaccorpato nel comune di mwyqGenova nel 1926), Mazzini fu molto legato per tutta la vita. Affettuosamente chiamato "Pippo" dalla famiglia,cite-ref-montanelli-3-1[3] una volta terminati gli studi superiori presso il cittadino mwzgLiceo classico Cristoforo Colombo, a 18 anni si iscrisse alla facoltà di mwzwmedicina dell'mwaaUniversità degli Studi di Genova, come voleva suo padre, mamwaq – stando a un racconto della madremwag – vi rinunciò dopo essere svenuto al primo esperimento di mwawnecroscopia.cite-ref-montanelli-3-2[3]

Si iscrisse allora a giurisprudenza, dove si segnalò per la sua ribellione ai regolamenti di stampo religioso che imponevano di andare a messa e di confessarsi; a 25 anni fu arrestato perché, proprio in chiesa, si rifiutò di lasciare il posto ai cadetti del Collegio Reale d'Austria.cite-ref-montanelli-3-3[3] Lo appassionava la letteratura: si innamorò delle letture di mweqGoethe, mwegShakespeare e mwewFoscolo (pur senza condividerne la filosofia mwfamaterialista), restando così colpito dalle mwfqmwfgUltime lettere di Jacopo Ortis da volersi vestire sempre di nero, in segno di lutto per la patria oppressa.cite-ref-montanelli-3-4[3]

La passione per la letteratura, insieme a quella per la musica (era un abile suonatore di mwhachitarra), la ebbe per tutta la vita: oltre agli autori citati, lesse mwhqDante, mwhgSchiller, mwhwAlfieri, i grandi poeti mwiaromantici come mwiqLord Byron, mwigShelley, mwiwKeats, mwjaWordsworth, mwjqColeridgecite-ref-5[5] e i narratori come mwkgAlexandre Dumas padre e le mwkwsorelle Brontë.

Cominciò a esercitare la professione nello studio di un avvocato, ma l'attività che più lo impegnava era quella di giornalista presso l'mwlqIndicatore genovese, sul quale Mazzini iniziò a pubblicare recensioni di libri patriottici. La censura lasciò fare per un po', ma poi soppresse il giornale.cite-ref-montanelli-3-5[3] Nel 1826, scrisse il primo saggio letterario, mwmgDell'amor patrio di Dante, pubblicato poi nel 1837. Il 6 aprile del 1827 ottenne la laurea in diritto civile e in diritto canonico (mwmwmwnain utroque iure). Nello stesso anno entrò nella mwnqCarboneria, della quale divenne segretario a mwngValtellina.

Attività cospirativa

«Ebbi a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone. Giunsi a mettere d'accordo tra loro imperatori, re e papi. Nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano: magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha nome: Giuseppe Mazzini.»

(Klemens von Metternich, Memorie ed. Bonacci, 1991cite-ref-6[6])

Nel 1821, ebbe il suo trauma rivelatore: al passaggio a Genova dei Federati piemontesi reduci dal loro tentativo di rivolta, nel giovane Mazzini si affacciò per la prima volta il pensiero «che si poteva, e quindi si doveva, lottare per la libertà della Patria».cite-ref-montanelli-3-6[3] Per la sua attività cospirativa fu arrestato su ordine di mwrgCarlo Felice di Savoia e detenuto a mwrwSavona nella mwsafortezza del Priamar per un breve periodo, tra il novembre 1830 e il gennaio 1831.cite-ref-7[7] Durante la detenzione ideò e formulò il programma di un nuovo movimento politico chiamato mwtqGiovine Italiacite-ref-8[8] che, dopo essere stato liberato per mancanza di prove, presentò e organizzò nel 1831 a mwugMarsiglia, dove fu costretto a rifugiarsi in esilio.cite-ref-9[9]

I motti dell'associazione erano mwwaDio e popolo e mwwqUnione, Forza e Libertà e il suo scopo era l'unione degli stati italiani in un'unica repubblica con un governo centrale quale sola condizione possibile per la liberazione del popolo italiano dagli invasori stranieri. Il progetto federalista, infatti, secondo Mazzini, poiché senza unità non c'è forza, avrebbe fatto dell'Italia una nazione debole, naturalmente destinata a essere soggetta ai potenti stati unitari a lei vicini; il federalismo inoltre avrebbe reso inefficace il progetto risorgimentale, facendo rinascere quelle rivalità municipali, ancora vive, che avevano caratterizzato la peggiore storia dell'Italia medioevale.cite-ref-10[10]

L'obiettivo repubblicano e unitario avrebbe dovuto essere raggiunto con un'insurrezione popolare condotta attraverso una guerra per bande. Durante l'esilio in Francia, Mazzini ebbe una relazione con la nobildonna mazziniana e repubblicana mwxwGiuditta Bellerio Sidoli, vedova di Giovanni Sidoli, giovane e ricco patriota di mwyqMontecchio Emilia, che aveva sposato all'età di 16 anni. Giuditta aveva condiviso con il marito la fede politica che, portandolo a cospirare contro la corte estense, aveva costretto la coppia a esiliarsi in Svizzera. Nel 1829, Giovanni, colpito da una grave malattia polmonare, morì a mwygMontpellier.

Poiché la vedova non aveva ricevuto alcuna condanna, ritornò a mwzaReggio Emilia presso la famiglia del marito con i suoi quattro figli, Maria, Elvira, Corinna e Achille. Dopo il fallimento dei mwzqmoti del 1831 Giuditta dovette fuggire in Francia, dove conobbe Mazzini, cui si legò sentimentalmente. Nel 1832, nacque Joseph Démosthène Adolphe Aristide Bellerio Sidoli detto mwzgAdolphe (secondo Bruno Gatta, quasi sicuramente figlio di Mazzini)cite-ref-11[11] che, lasciato dalla madre in affidamento, morì a soli tre anni nel 1835.

Dopo il vano tentativo del 1831 di portare dalla parte liberale il nuovo re mw2aCarlo Alberto di Savoia con la celebre lettera firmata "un italiano", il 26 ottobre 1833, insieme a mw2qPasquale Berghini e Domenico Barberis, Mazzini fu condannato in mw2wcontumacia a "morte ignominiosa" dal Consiglio Divisionario di Guerra, presieduto dal mw3amaggior generale Saluzzo Lamanta. La condanna venne poi revocata nel 1848, quando Carlo Alberto decise di concedere un'mw3gamnistia generale.cite-ref-12[12]

Rifugiatosi nel 1834 nella cittadina svizzera di mw6gGrenchen, nel mw6wcanton Soletta, vi rimase sino a quando fu arrestato dalla polizia cantonale, che gli ingiunse di lasciare la mw7aConfederazione entro 24 ore. Per impedirne l'allontanamento, l'assemblea dei cittadini di Grenchen conferì al giovane profugo la cittadinanza con 122 voti a favore e 22 contrari, invalidata però dal governo cantonale. Mazzini, nascostosi nel frattempo, fu scoperto e dovette lasciare la Svizzera assieme ad altri esuli, tra i quali mw7qAgostino e mw7gGiovanni Ruffini. Dai racconti dei cittadini sembra emergere che per nascondere Mazzini sia stato fondamentale l’aiuto della nobildonna mw7wMargherita Lucci de Lorenzi, al tempo amante di Garibaldi e che l’anno prima aveva permesso l’incontro tra i due.

Nel 1837, cominciò il lungo soggiorno a mw8qLondra (che, con alcune interruzioni, come nel 1849, durò fino al 1868), dove Mazzini raccolse attorno a sé esuli italiani e persone favorevoli al repubblicanesimo in Italia, dedicandosi, per vivere, all'attività di insegnante dei figli degli italiani;cite-ref-13[13] qui conobbe e frequentò anche diverse personalità inglesi, tra cui mw9gMary Shelleycite-ref-14[14] (vedova del poeta mw-wP.B. Shelley),cite-ref-15[15]cite-ref-16[16] mwaqqAnne Isabella Milbanke (vedova di mwaquLord Byron, idolo di gioventù di Mazzini), il filosofo ed economista mwaqyJohn Stuart Mill, mwaqcThomas Carlyle e sua moglie Jane Welsh, lo scrittore mwaqgCharles Dickens, che finanziò la sua scuola. Il poeta decadente mwaqkAlgernon Swinburne gli dedicò mwaqoOde a Mazzini.cite-ref-17[17] Strinse inoltre amicizia col tenore Mario (giovanni De Candia) e con la sua compagna, il soprano Giulia Grisi, nonché con altre celebrità dell'Opera italiana, che organizzarono concerti per finanziare la sua causacite-ref-18[18]. Nello stesso quartiere di Mazzini visse anche mwarmKarl Marx.cite-ref-19[19]

Durante il soggiorno londinese Mazzini ebbe una lunga relazione di amicizia con la famiglia Crauford, documentata da copiosa corrispondenza epistolare dal 1850 al 1872.cite-ref-20[20] Sempre a Londra ebbe rapporti con la famiglia di William Henry Ashurst e con il genero di questi, il politico britannico James Stansfeld, la cui consorte Caroline Ashurst Stansfeld era sostenitrice della mwasm"Society of the Friends of Italy". Per la causa dell'unificazione italiana Mazzini collaborò anche con il mwasqsecolarista George Holyoake.cite-ref-21[21]

Fondò poi altri movimenti politici per la liberazione e l'unificazione di vari stati europei: la Giovine Germania, la mwasoGiovine Polonia e, infine, la mwassGiovine Europa. Quest'ultima, fondata nell'aprile 1834 a mwaswBerna in accordo con altri rivoluzionari stranieri, aveva tra i suoi principi ispiratori la costituzione degli mwas0mwas4Stati Uniti d'Europa.cite-ref-22[22] In questa occasione Mazzini estese dunque il desiderio di libertà del popolo italiano (che si sarebbe attuato con la repubblica) a tutte le nazioni europee. L'associazione rivoluzionaria europea aveva come scopo specifico l'agire dal basso in modo comune e, usando strumenti insurrezionali e democratici, realizzare nei singoli stati una coscienza nazionale e rivoluzionaria. Sulla scia della Giovine Europa Mazzini nel 1866 fondò anche lmwatm'mwatqAlleanza Repubblicana Universale.cite-ref-23[23]cite-ref-24[24]

Il movimento della Giovine Europa ebbe anche un forte ruolo di promozione dei diritti della donna, come testimonia l'opera di numerose mazziniane, tra cui la citata Bellerio Sidoli, ma anche mwat4Cristina Trivulzio di Belgiojoso e mwat8Giorgina Saffi, moglie di mwauaAurelio Saffi, uno dei più stretti collaboratori di Mazzini e suo erede per quanto riguarda il mazzinianesimo politico. Mazzini continuò a perseguire il suo obiettivo dall'esilio e tra le avversità con inflessibile costanza, convinto che questo fosse il destino dell'Italia e che nessuno avrebbe potuto cambiarlo. Tuttavia, nonostante la sua perseveranza, l'importanza delle sue azioni fu più ideologica che pratica. Una delle sue più tenaci e abili collaboratrici fu mwaueJessie M. White, tanto che lui la soprannominò "mwauiHurricane Jessie" o, all'italiana, "mwaumMiss Uragano".cite-ref-25[25] Lei lo aveva conosciuto a Londra nel 1856 e per lui aveva scritto articoli, compiuto conferenze e organizzato raccolte fondi. Inoltre nel 1857 per lui viaggiò a Genova (ove conobbe il futuro marito mwaugAlberto Mario, il principale patriota polesano, e con lui partecipò al moto che avrebbe dovuto sostenere la mwaukfallita insurrezione di Sapri) e poi, con il marito, in Scozia e negli Stati Uniti (1858-1859).cite-ref-26[26]

Dopo il fallimento dei moti del 1848, durante i quali Mazzini era stato a capo della breve mwau8Repubblica Romana insieme ad mwavaAurelio Saffi e mwaveCarlo Armellini, i nazionalisti italiani cominciarono a vedere nel re del mwaviRegno di Sardegna e nel suo mwavmprimo ministro mwavqCamillo Benso conte di Cavour le guide del movimento di riunificazione. Ciò volle dire separare l'unificazione dell'Italia dalla riforma sociale e politica invocata da Mazzini. Cavour fu abile nello stringere un'alleanza con la Francia e nel condurre una serie di guerre che portarono alla nascita dello stato italiano tra il 1859 e il 1861, ma la natura politica della nuova compagine statale era ben lontana dalla repubblica mazziniana.

A Londra, nel 1850, per reagire alla caduta della Repubblica Romana e in continuità con essa, Mazzini fondò il Comitato Centrale Democratico Europeo e il Comitato Nazionale Italiano, lanciando il Prestito Nazionale Italiano, le cui cartelle portavano appunto lo stemma della Repubblica Romana del 1849 e l'intitolazione del prestito «diretto unicamente ad affrettare l'indipendenza e l'unità d'Italia». A garanzia del prestito le cartelle recavano la firma degli ex triumviri Mazzini, Saffi e, in assenza dell'irreperibile Armellini, Mattia Montecchi. La diffusione delle cartelle nel mwavyLombardo-Veneto ebbe come immediata conseguenza la ripresa dell'attività cospirativa e rivoluzionaria, soprattutto a mwavcMantova.cite-ref-27[27]

Dopo l'Unità e ultimi anni

Nell'autunno del 1861, già fisicamente assai debole, ricevette la visita di Jessie White e del marito Alberto Mario, che si prese cura di lui.cite-ref-28[28]

Il 25 febbraio 1866 mwawmMessina fu chiamata al voto per eleggere i suoi deputati al nuovo parlamento di mwawqFirenze. Mazzini era candidato nel secondo collegio, ma non poté fare campagna elettorale perché esule a Londra. Pendevano sul suo capo due condanne a morte: una inflitta dal tribunale di Genova per i moti del 1857 (il 19 novembre 1857, in primo grado, il 20 marzo 1858 in appello); un'analoga condanna a morte era stata inflitta dal tribunale di Parigi per complicità nell'attentato di mwawuFelice Orsini contro mwawyNapoleone III. Inaspettatamente, Mazzini vinse con larga messe di voti (446). Il 24 marzo, dopo due giorni di discussione, la Camera annullava l'elezione in virtù delle condanne precedenti.

Due mesi dopo gli elettori del secondo collegio di Messina tornarono alle urne: vinse di nuovo Mazzini. La Camera, dopo una nuova discussione, il 18 giugno riannullò l'elezione. Il 18 novembre Mazzini viene rieletto una terza volta; dalla Camera, questa volta, arrivò la convalida. Mazzini, tuttavia, anche nel caso fosse giunta un'amnistia o una grazia, decise di rifiutare la carica per non dover giurare fedeltà allo mwawgStatuto Albertino, la costituzione dei monarchi sabaudi. Egli infatti non accettò mai la monarchia e continuò a lottare per gli ideali repubblicani.

Nel 1868 lasciò Londra e si stabilì in Svizzera, a mwawoLugano. Due anni dopo furono amnistiate le due condanne a morte inflitte al tempo del Regno di Sardegna: Mazzini quindi poté rientrare in Italia e, una volta tornato, si dedicò subito all'organizzazione di moti popolari in appoggio alla conquista dello mwawsStato Pontificio. L'11 agosto partì in nave per la mwawwSicilia, ma il 14, all'arrivo nel mwaw0porto di Palermo, fu tratto in arresto (per la quarta volta nella sua vita) e recluso nel carcere militare di mwaw4Gaeta.

Nel febbraio 1871, partito da mwaxaBasilea e in viaggio per il mwaxepasso del San Gottardo, conobbe in una carrozza mwaxiFriedrich Nietzsche, allora poco conosciuto mwaxmfilologo e docente. Questo incontro sarà testimoniato dallo stesso Nietzsche anni dopo.cite-ref-29[29]

Costretto di nuovo all'esilio, riuscì a rientrare in Italia sotto il falso nome di Giorgio Brown (forse un riferimento a mwayqJohn Browncite-ref-30[30]) a mwaykPisa, il 7 febbraio del 1872. Qui, malato già da tempo, visse nascosto ospite nella casa di Pellegrino Rosselli, antenato dei mwayofratelli Rosselli, insieme a Sara Nathan, madre di mwaysErnesto Nathan di cui Rosselli era zio, fino al giorno della sua morte per pleuro-polmonite,cite-ref-31[31] avvenuta il 10 marzo dello stesso anno, quando la polizia stava ormai per arrestarlo nuovamente.

Traversie della salma

La notizia della sua morte si diffuse rapidamente, commuovendo l'Italia; il suo corpo fu mwazgimbalsamato dallo scienziato mwazkPaolo Gorini, appositamente fatto accorrere da mwazoLodi su incarico di mwazsAgostino Bertani: Gorini disinfettò la salma per permetterne l'mwazwesposizione. Una folla immensa partecipò ai funerali, svoltisi nella città toscana il pomeriggio del 14 marzo, accompagnando il feretro al treno in partenza per mwaz0Genova, dove venne sepolto al mwaz4cimitero monumentale di Staglieno.

Le esequie furono accompagnate dalla musica della storica mwaaaFilarmonica Sestrese C. Corradi G. Secondo. Successivamente Gorini ricominciò a lavorare sul corpo di Mazzini, onde pietrificarlo secondo la sua tecnica di mwaaemummificazione; terminò il lavoro l'anno dopo, senza tuttavia ottenere il risultato sperato, non avendo potuto utilizzare lo speciale procedimento da lui inventato, ma consentendo la conservazione. Nel 1946 avvenne la ricognizione della mummia, che fu sistemata ed esposta brevemente al pubblico in occasione della mwaainascita della Repubblica Italiana;cite-ref-32[32] da allora riposa nuovamente nel sarcofago del mwaacmausoleo.

Mausoleo

Benché sia incerta l'affiliazione di Mazzini alla mwaaoMassoneria, fu l'associazione stessa a commissionare il mausoleo all'architetto mazziniano Gaetano Vittorino Grasso, che lo realizzò in stile mwaawneoclassico, adornandolo con alcuni simboli massonici.

Il sepolcro reca all'esterno la scritta "Giuseppe Mazzini"; all'interno sono presenti numerose bandiere tricolori repubblicane e iscrizioni lasciate da gruppi mazziniani o da personalità come mwaa4Carducci.cite-ref-33[33] Sulla lapide è scolpita la scritta "Giuseppe Mazzini. Un Italiano",cite-ref-34[34] che era la firma da lui apposta nella lettera a mwabcCarlo Alberto, e l'mwabgepitaffio:

«Il corpo a Genova, il nome ai secoli, l'anima all'umanità»

Affiliazione massonica

La principale obbedienza italiana, l'unica attiva all'epoca del Mazzini in mwabwItalia, il mwab0Grande Oriente d'Italia, indica l'appartenenza di Giuseppe Mazzini all'Ordine Massonicocite-ref-35[35]. La Massoneria ebbe un'incisiva penetrazione ed influenza nella società italiana, e Mazzini se ne avvalse per avere conoscenze ed appoggi politici per la "sua" "società segreta": la mwaciGiovine Italia.

mwacqIndro Montanelli affermò che Giuseppe Mazzini fu un massone.cite-ref-36[36] Dello stesso parere è Massimo Della Campa, che in una "Nota su Mazzini" fa riferimento al libro dell'ex-Gran Maestro del grande Oriente d'Italia mwacoGiordano Gamberini, mwacsMille volti di massoni (Ed. Erasmo, Roma, 1976), che a p.mwacw 119 scrive a proposito di Mazzini:

«Iniziato nel 1834 a Genova, secondo G. Fazzari e F. Borsari (

Luce e concordia

, 1º giugno 1886, dispense 3 e 4, pag. 23, colonna III). Ricevette dal Fr. Passano il 32º grado del R.S.A.A., necessario per corrispondere in Carboneria al livello di Vendita Suprema, nelle carceri di Savona. Con decreto del S. C. di Palermo il 18 giugno 1866 ricevette l'aumento di luce al 33º grado e la qualifica di membro onorario del medesimo Supremo Consiglio. Fu membro onorario delle LL. Lincoln di Lodi e Stella d'Italia di Genova. Scrivendo a Logge, Corpi rituali e Fratelli usò sempre i segni massonici. [...] Nessun contemporaneo mise mai in dubbio l'appartenenza di Mazzini alla Massoneria.»

Mazzini ebbe sempre a smentire la sua partecipazione all'associazione segreta massonica;cite-ref-37[37]cite-ref-38[38] in una lettera del 12 giugno 1867 indirizzata al massone Federico Campanella, Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio del mwadcrito scozzese antico ed accettato di Palermo, egli indicò la restituzione delle carte che questi gli aveva fatto recapitare, e scrisse:cite-ref-39[39]

«La Massoneria accettando da anni e anni ogni uomo, senza dichiarazioni d'opinioni politiche, s'è fatta assolutamente inutile a ogni scopo nazionale. Per farne qualche cosa bisognerebbe prima una misura d'eliminazione ed una di revisione delle file, poi una formula nazionale o politica per l'iniziazione... Chi vuol intendere intenda.»

Giuseppe Mazzini fu comunque, ed innegabilmente, un mwad4carbonaro, e la mwad8Carboneria fu sempre ben distinta dalla mwaeaMassoneria.cite-ref-40[40]

Pensiero politico

«La patria è la casa dell'uomo, non dello schiavo.»

(Giuseppe Mazzini, Ai giovani d'Italia)

Per comprendere a pieno la dottrina politica di Mazzini bisogna rifarsi al pensiero religioso che ispira il periodo della mwaegRestaurazione seguito alla caduta dell'impero mwaeknapoleonico.cite-ref-41[41]

Idee diffuse in Europa all'epoca di Mazzini

Nasceva allora una nuova concezione della mwafystoriacite-ref-42[42] che smentiva quella degli mwafsilluministi basata sulla capacità degli uomini di costruire e guidare la storia con la mwafwragione. Le vicende della mwaf0Rivoluzione francese e il periodo napoleonico avevano dimostrato che gli uomini si propongono di perseguire alti e nobili fini che s'infrangono dinanzi alla realtà storica. Il secolo dei lumi era infatti tramontato nelle stragi del mwaf4Terrore e il sogno di libertà nella tirannide napoleonica che, mirando alla realizzazione di un'Europa al di sopra delle singole mwaf8nazioni, aveva determinato invece la ribellione dei singoli popoli proprio in nome del loro sentimento di mwaganazionalità.cite-ref-chabod1967-2-1[2]

Secondo questa visione romantica dunque la storia non è guidata dagli uomini ma è Dio che agisce nella storia; esisterebbe dunque una Provvidenza divina che s'incarica di perseguire fini al di là di quelli che gli uomini si propongono di conseguire con la loro meschina ragione.cite-ref-43[43] Da questa mwagoconcezione romantica della storia, intesa come opera della volontà divina si promanano due visioni contrapposte: una è la prospettiva tendenzialmente reazionaria che vede nell'intervento di Dio nella storia una sorta di avvento di un'mwagsapocalisse che metta fine alla storia degli uomini.

Napoleone I è stato, con le sue continue mwag0guerre, l'mwag4Anticristo di questa apocalisse: Dio segnerà la fine della storia malvagia e falsamente progressiva e allora agli uomini non rimarrà che volgersi al passato per preservare e conservare quanto di buono era stato realizzato. Si cercherà dunque in ogni modo di cancellare tutto ciò che è accaduto dalla Rivoluzione a Napoleone restaurando il passato.

La concezione reazionaria contro cui Mazzini combatté strenuamente assume un aspetto politico-religioso che troviamo nel pensiero di mwahaFrançois-René de Chateaubriand che nel mwahemwahiGénie du christianisme (mwahmGenio del Cristianesimo) attaccava le dottrine illuministiche prendendo le difese del cristianesimo e soprattutto nell'ideologia mwahqmistica mwahuteocratica di mwahyJoseph de Maistre, che arriva nell'opera mwahcDu pape (mwahgIl papa) (1819) al punto di auspicare un ritorno dell'alleanza tra il trono e l'altare riproponendo il modello delle comunità mwahkmedioevali protette dalla religione tradizionale contro le insidie del mwaholiberalismo e del mwahsrazionalismo.cite-ref-44[44]

Un'altra prospettiva, che nasce paradossalmente dalla stessa concezione della storia guidata dalla divinità, è quella che potremmo definire liberale che vede nell'azione divina una volontà diretta, nonostante tutto, al bene degli uomini escludendo che nei tempi nuovi ci sia una sorta di vendetta di Dio che voglia far espiare agli uomini la loro presunzione di creatori di storia. È questa una visione mwaieprovvidenziale, dinamica della storia che troviamo in mwaiiSaint Simon con la concezione di un nuovo cristianesimo per una nuova società o in mwaimLamennais che vede nel cattolicesimo una forza rigeneratrice della vita sociale. Una concezione progressiva quindi che è presente in Italia nell'opera letteraria di mwaiqAlessandro Manzoni e nel pensiero politico di mwaiuGioberti con il progetto mwaiyneoguelfo e nell'ideologia mazziniana.

Concezione mazziniana

«Costituire [...] l'Italia in Nazione Una, Indipendente, Libera, Repubblicana»

(G. Mazzini, Istruzione generale per gli affratellati nella Giovine Italia)

Dio e popolo

«Noi cademmo come partito politico. Dobbiamo risorgere come partito religioso. L'elemento religioso è universale, immortale: universalizza e collega. Ogni grande rivoluzione ne serba impronta, e lo rivela nella propria origine o nel fine che si propone. Per esso si fonda l'associazione. Iniziatori d'un nuovo mondo, noi dobbiamo fondare l'unità morale, il cattolicismo Umanitario.

»

Il pensiero politico mazziniano deve dunque essere collocato in questa temperie di mwajoromanticismo politico-religioso che dominò in mwajsEuropa dopo la rivoluzione del 1830 ma che era già presente nei contrasti al mwajwCongresso di Vienna tra gli mwaj0ideologi che proponevano un puro e semplice ritorno al passato prerivoluzionario e i cosiddetti mwaj4politici che pensavano che bisognasse operare un compromesso con l'età trascorsa.

Alcuni storici hanno fatto risalire la concezione religiosa di Mazzini all'educazione ricevuta dalla madre fervente mwakagiansenista (almeno fino agli anni '40 fa spesso riferimenti biblici ed evangelicicite-ref-fede-46-1[46]) o a una vicinanza ideale col mwakuprotestantesimo e le mwakychiese riformate ma, secondo altri, la visione religiosa di Mazzini non coinciderebbe con quella di nessuna religione mwakcrivelata.cite-ref-47[47]

Il personale concetto mazziniano di Dio, che per alcuni tratti è avvicinabile al mwak0deismo settecentesco, con evidenti influssi della mwak4religiosità civica e mwak8preromantica di mwalaRousseau, per altri versi al Dio mwalepanteistico degli mwalistoici, è alla base di una religiosità che tuttavia esige la mwalmlaicità dello Stato (questo nonostante la dichiarata contraddizione poiché se, come egli crede, politica e religione coincidono, non avrebbe senso separare la sua concezione teologica da quella politica),cite-ref-dov-48-0[48] intesa come separazione tra Stato e Chiesa cattolica, e l'assenza di intermediari tra Dio e il popolo: per ciò e per il ruolo avuto nella storia umana e italiana, Mazzini definì il mwalgPapato mwalk"la base d'ogni autorità mwalotirannica".cite-ref-49[49]

Un altro influsso sulla concezione religiosa mazziniana è stato visto nella considerazione che egli ebbe per la mwamareligione civile di ispirazione mwameromana e per l'ammirazione verso la "mwamiPrima Roma", antica e mwammpagana, che passando per la Seconda (cristiana e medievale), avrebbe preparato il campo alla mwamqTerza Roma futura; un mito questo, mwamuromantico-mwamyneoclassico, che sarà fatto proprio da mwamcCarducci e poi dal mwamgfascismo, con il filosofo mwamkBerto Ricci (1905-1941), e dalla mwamomassoneria con l'esoterista mwamsArturo Reghini (1878-1946)cite-ref-50[50]cite-ref-51[51]cite-ref-52[52] e avvicina il mwangmazzinianesimo anche al culto mwankmassonico del mwanoGrande Architetto dell'Universo e al mwansculto dell'Essere Supremo praticato nella mwanwFrancia rivoluzionaria del 1794 (l'espressione "mwan0doveri dell'uomo", titolo della celebre opera mazziniana del 1860, compare ufficialmente nella legge istitutiva del culto di ispirazione rousseauiana, votata durante la Rivoluzione francese per volontà di mwan4Robespierre nel maggio 1794: «il solo culto che si conviene all'Essere Supremo è la pratica dei doveri dell'uomo») e da alcuni mwan8giacobini mwaoaitaliani del 1796-99.

In realtà Mazzini rifiuta non solo l'mwaoiateismo (è questa una delle divisioni ideologico-teoriche che egli ebbe con altri repubblicani come mwaomPisacanecite-ref-53[53]) e il mwaogmaterialismo (mwaok«...L'ateismo, il materialismo non hanno, sopprimendo Dio, una legge morale superiore per tutti e sorgente del Dovere per tutti...»cite-ref-54[54]), ma anche il mwao4trascendente, in favore dell'mwao8immanente: egli crede nella mwapareincarnazionecite-ref-55[55] per poter migliorare di continuo il mondo e migliorare sé stessi. Una concezione questa tratta probabilmente da mwapuPlatone o dalle mwapyreligioni orientali come l'mwapcinduismo e il mwapgbuddismo, religioni alle quali Mazzini si era interessato.cite-ref-56[56]

Giuseppe Mazzini e Gioacchino da Fiore

Come altri patrioti, letteraticite-ref-57[57] rivoluzionari delle società segrete francesi, inglesi e italiane Mazzini vide nell'abate calabrese mwaqmGioacchino da Fiore (circa 1130-1202), l'autore di una profezia riguardante l'avvento della Terza Età o Età dello Spirito Santo quando sarebbe sorta la Terza Italia che sarebbe rinata, libera dalle dominazioni straniere,cite-ref-58[58] come la nazione che avrebbe esercitato un primato sulle altre per la presenza della Chiesa cattolica: tema questo poi ripreso da mwaqgVincenzo Gioberti nel suo mwaqkmwaqoPrimato morale e civile degli Italiani.

Mazzini ebbe grande interesse per Gioacchino tanto da volergli dedicare un trattato rimasto inedito mwaqwJoachino, appunti per uno studio storico sull'abate Gioacchino,cite-ref-59[59] che considerava un suo precursore per gli ideali sociali e politici da realizzare tramite un'unità spirituale e storica.

Religione civile

La sua è stata anche definita una mwarmreligione civile dove la politica svolgeva il ruolo della fedecite-ref-60[60] e dove la divinità si incarna in modo mwargpanteista nell'Universo e nell'Umanità stessa, che attua la Legge che nel Progresso si rivela.cite-ref-fede-46-2[46] Egli afferma di credere mwar0«che Dio è Dio, e l'Umanità è il suo Profeta»,cite-ref-dov-48-1[48] che mwasi«il Popolo» è mwasm«immagine di Dio sulla terra»cite-ref-dov-48-2[48] e vi è mwasg«un Dio solo, autore di quanto esiste, Pensiero vivente, assoluto, del quale il nostro mondo è raggio e l'Universo una incarnazione».cite-ref-fede-46-3[46] Per lui non conta che la sua intima credenza sia razionale o no, come il Dio di mwas0Voltaire e mwas4Newton che è invocato come la causa prima dell'ordine naturale, poiché mwas8«Dio esiste. Noi non dobbiamo né vogliamo provarvelo: tentarlo, ci sembrerebbe bestemmia, come negarlo, follia. Dio esiste, perché noi esistiamo» anche se, specifica, mwata«l'universo lo manifesta con l'ordine, con l'armonia, con l'intelligenza dei suoi moti e delle sue leggi».cite-ref-dov-48-3[48]

Mazzini era altresì convinto che fosse ormai presente nella storia un nuovo mwatyordinamento divino nel quale la lotta per raggiungere l'unità nazionale assumeva un significato provvidenziale. «Operare nel mondo significava per il Mazzini collaborare all'azione che Dio svolgeva, riconoscere ed accettare la missione che uomini e popoli ricevono da Dio».cite-ref-omodeo-61-0[61] Per questo bisogna «mwatsmettere al centro della propria vita il dovere, senza speranza di premio, senza calcoli di utilità».cite-ref-omodeo-61-1[61] Quello di Mazzini era un progetto politico, ma mosso da un imperativo religioso che nessuna sconfitta, nessuna avversità avrebbe potuto indebolire. «Raggiunta questa tensione di fede, l'ordine logico e comune degli avvenimenti veniva capovolto; la disfatta non provocava l'abbattimento, il successo degli avversari non si consolidava in ordine stabile.».cite-ref-omodeo-61-2[61]

La storia dell'umanità dunque sarebbe una progressiva rivelazione della mwauuProvvidenza divina che, di tappa in tappa, si dirige verso la meta predisposta da Dio.

Esaurito il compito del mwaucCristianesimo, chiusasi l'era della mwaugRivoluzione francese ora occorreva che i popoli prendessero l'iniziativa per «mwaukprocedere concordi verso la meta fissata al progresso umano».cite-ref-omodeo-61-3[61] Ogni singolo individuo, come la collettività, tutti devono attuare la missione che Dio ha loro affidato e che attraverso la formazione ed educazione del popolo stesso, reso consapevole della sua missione, si realizzerà attraverso due fasi: Patria e Umanità.

Patria e umanità

Senza una mwavqpatria libera nessun popolo può realizzarsi né compiere la missione che Dio gli ha affidato; il secondo obiettivo sarà l'Umanità che si realizzerà nell'associazione dei liberi popoli sulla base della comune mwavuciviltà europea attraverso quello che Mazzini chiama mwavyil banchetto delle Nazioni sorelle. Un obiettivo dunque ben diverso da quella mwavcconfederazione europea immaginata da Napoleone dove la Francia avrebbe esercitato il suo primato egemonico di mwavgGrande Nation.

La futura unità europea non si realizzerà attraverso una gara di mwavonazionalismi ma attraverso una nobile emulazione dei liberi popoli per costruire una nuova libertà. Il processo di costruzione europea, secondo Mazzini, doveva svolgersi prima di tutto attraverso l'affermazione delle nazionalità oppresse, come quelle facenti parte dell'mwavsImpero asburgico, e poi anche di quelle che non avevano ancora raggiunto la loro unità nazionale.

Iniziativa italiana

In questo processo unitario europeo spetta all'Italia un'alta missione: quella di riaprire, conquistando la sua libertà, la via al processo evolutivo dell'Umanità: la mwav4redenzione nazionale italiana apparirà improvvisa come una creazione divina al di fuori di ogni inutile e inefficace metodo graduale politico diplomatico di tipo mwav8cavouriano. L'iniziativa italiana che avverrà sulla base della fraternità tra i popoli e non rivendicando alcuna mwawaegemonia, come aveva fatto la Francia, consisterà quindi nel dare l'esempio per una lotta che porterà alla sconfitta delle due colonne portanti della mwawereazione, di quella politica dell'mwawiImpero Asburgico e di quella spirituale della mwawmChiesa cattolica. Raggiunti gli obiettivi primari dell'unità e della Repubblica attraverso l'educazione e l'insurrezione del popolo, espressi dalla formula di mwawqmwawuPensiero ed azione, l'Italia darà quindi il via a questo processo di unificazione sempre più vasta per la creazione di una mwawyterza civiltà formata dall'associazione di liberi popoli.

Funzione della politica

La mwaw4politica è scontro tra libertà e mwaw8dispotismo e tra queste due forze non è possibile trovare un compromesso: si sta svolgendo una guerra di principi che non ammette transazioni; Mazzini esorta la popolazione a non accontentarsi delle riforme che erano degli accomodamenti gestiti dall'alto: non radicavano, cioè, nello spirito del tempo quella libertà e quell'uguaglianza di cui il popolo aveva bisogno.

La logica della politica è logica di mwaxedemocrazia e libertà, non accettabili dalle forze reazionarie; contro di esse è necessaria una brusca rottura rivoluzionaria: alla testa del popolo vi dovrà essere la classe colta (che non può più sopportare il giogo dell'oppressione) e i giovani (che non possono più accettare le anticaglie dell'antico regime). Questa rivoluzione deve portare alla Repubblica, la quale garantirà l'mwaxiistruzione popolare.

La rivoluzione, che è anche mwaxqpedagogico strumento di formazione di virtù personali e collettive, deve iniziare mwaxuper ondate, accendendo focolai di rivolta che incitino il popolo inconsapevole a prendere le armi. Una volta scoppiata la rivoluzione si dovrà costituire un potere mwaxydittatoriale (inteso come potere straordinario alla maniera dell'Antica Roma, non come mwaxctirannide) che gestisca temporaneamente la fase post-rivoluzionaria. Il governo verrà restituito al popolo non appena il fine della rivoluzione verrà raggiunto, il prima possibile.

La Giovane Italia deve educare alla gestione della cosa pubblica, ad essere buoni cittadini, non è, perciò, esclusivamente uno strumento di organizzazione rivoluzionaria. Il popolo deve avere diritti e doveri, mentre la Rivoluzione Francese si è concentrata esclusivamente sui diritti individuali: fermandosi ai diritti dell'individuo aveva dato vita ad una società egoista; l'utile per una società non va mai considerato secondo il bene di un singolo soggetto ma secondo il bene collettivo.cite-ref-62[62] Mazzini non crede nell'eguaglianza predicata dal mwax0marxismo e al sogno della proprietà comune sostituisce il principio dell'mwax4associazionismo, che è comunque un superamento dell'mwax8egoismo individuale.

Questione sociale

Mazzini affrontò la questione sociale negli scritti più tardi, ad esempio nei mwayimwaymDoveri dell'uomo (1860). Egli rifiuta il mwayqmarxismo, convinto com'è che per spingere il popolo alla rivoluzione sia prioritario indicargli l'obiettivo dell'unità, della repubblica e della democrazia. Mazzini fu tra i primi a considerare la grave questione sociale presente che era soprattutto in Italia la questione contadina, come gli indicava mwayuCarlo Pisacane,cite-ref-63[63] ma egli pensava che questa dovesse essere affrontata e risolta solo dopo il raggiungimento dell'unità nazionale e non attraverso lo scontro delle classi, ma con una loro collaborazione (mwayointerclassismo), da raggiungersi però organizzando l'mwaysassociazionismo e il mwaywmutualismo fra gli operai, il soggetto più debole.

Un programma il suo di solidarietà nazionale che se non contemplava l'autonomia culturale e politica del proletariato non si rivolse solo al ceto medio cittadino, agli intellettuali, agli studenti, fra i quali raccolse i consensi più ampi, ma anche agli artigiani e ai settori più consapevoli dei propri diritti fra gli operai.

Mazzini criticò il marxismo e fu da mwazmKarl Marx biasimato per gli aspetti dottrinali idealistici e per gli atteggiamenti mwazqprofetici che egli assumeva nel suo ruolo di educatore religioso e politico del popolo. Marx, risentito per gli attacchi di Mazzini al mwazucomunismo, da lui definito con il termine inglese «dictatorship» (ossia «mwazydittatura»), lo definì in alcuni articoli «teopompo» (cioè «inviato di Dio») e «papa della chiesa democratica», dandogli anche sprezzantemente del «vecchio somaro» e paragonandolo a mwazcPietro l'eremita. Forte sarà il contrasto tra Marx e l'inviato personale di Mazzini (oltre che con Garibaldi che ne prese le difese) alla mwazgPrima Internazionale.cite-ref-64[64]cite-ref-65[65]

Mazzini criticava i socialisti per il proclamato mwa0iinternazionalismo dei loro tempi, venato di mwa0manarchismo e di forte mwa0qnegazionismo, per l'attenzione da essi rivolta verso gli interessi di una sola classe: il mwa0uproletariato. Inoltre egli definiva arbitrario e impossibile a pretendere l'abolizione della mwa0yproprietà privata: così si sarebbe dato un colpo mortale all'mwa0ceconomia che non avrebbe premiato più i migliori. La critica maggiore era rivolta contro il rischio che le ideologie socialiste portassero a una negazione dell'mwa0gindividuo e della mwa0klibertà:cite-ref-doveridelluomo11-66-0[66] egli previde con lungimiranza quello che avverrà con la Rivoluzione d'ottobre del 1917 in Russia, cioè la formazione di una nuova classe di padroni politici e lo schiacciamento dell'individuo nella macchina industriale del socialismo reale.

«...l'ordinamento del comunismo, tocca l'estremo opposto, nega l'individuo, nega la libertà, chiude la via al progresso e impietra per così dire la Società. La formola generale del comunismo è la seguente: la proprietà d’ogni cosa che produce terre, capitali, mobili, strumenti di lavoro, sia concentrata nello Stato. [...] Questa, se fosse possibile, sarebbe vita di castori, non d'uomini. La libertà, la dignità, la coscienza dell'individuo spariscono in un ordinamento di macchine produttrici. La vita fisica può esservi soddisfatta: la vita morale, la vita intellettuale sono cancellate, e con esse l'emulazione, la libera scelta del lavoro, la libera associazione, gli stimoli a produrre, le gioie della proprietà, le cagioni tutte che inducono a progredire. La famiglia umana è, in quel sistema, un armento al quale basta essere condotto ad una sufficiente pastura. Chi tra voi vorrebbe rassegnarsi a programma siffatto?

»

Da queste critiche ne venne la valutazione negativa di Mazzini sulla rivolta che portò alla mwa1yComune di Parigi del 1871. Mentre per Marx e mwa1cMichail Bakunin quello della Comune era stato un primo tentativo di distruggere lo stato accentratore mwa1gborghese realizzando dal basso un nuovo tipo di stato, Mazzini, legato al concetto di mwa1kStato-nazione romantico, invece criticò la Comune vedendo in essa la fine della nazione, la minaccia di uno smembramento della Francia. Per salvaguardare l'economia e allo stesso tempo per tutelare i più poveri, Mazzini punta su una forma di lavoro mwa1ocooperativo: l'operaio dovrà guardare oltre una lotta basata solo sul salario ma promuovere spazi via via crescenti di economia sociale con elementi di «piena responsabilità e proprietà sull'impresa».

Mazzini puntava sul superamento in senso sociale e democratico del capitalismo imprenditoriale classico, anticipando in questo sia le teorie mwa1wdistribuzioniste sia le teorie che esaltano il valore dell'mwa10associazione tra i produttori. In mwa14Doveri dell'uomo scrisse:

«Non bisogna abolire la proprietà perché oggi è di pochi; bisogna aprire la via perché i molti possano acquistarla. Bisogna richiamarla al principio che la renda legittima, facendo sì che solo il lavoro possa produrla.

»

La sua influenza sulla prima fase del movimento operaio fu per questo molto importante e anche il mwa2ufascismo, in particolare la sua corrente repubblicana e mwa2ysocializzatrice, si ispirerà al pensiero economico mazziniano come mwa2cterza via mwa2gcorporativa tra il modello mwa2kcapitalista e quello mwa2omarxista. La stessa visione idealista nazionale del Fascismo, come la sua missione per una nuova civilizazione mediterranea fanno sì che lo stesso Mussolini parlerà del Fascismo come del mazzinianesimo del XX Secolo; nella stessa "Dottrina del fascismo", testo ufficiale dell'ideologia fascista, si sottolineava tale legame.cite-ref-68[68]

Cospirazioni e fallimento dei moti mazziniani

I moti mazziniani, ispirati ad un'ideologia repubblicana e antimonarchica furono considerati sovversivi e quindi perseguitati da tutte le monarchie italiane dell'epoca. Per i governi costituiti i mazziniani altro non erano che mwa3uterroristi e come tali furono sempre condannati.

«Trovai tutti persuasi che la Giovine Italia era pazzia; pazzia le sette, pazzie il cospirare, pazzie le rivoluzioncine fatte sino a quel giorno, senza capo né coda.»

(Massimo d'Azeglio, Degli ultimi casi di Romagna)

Giovine Italia (1831)

«Su queste classi [...] così fortemente interessate al mantenimento dell'ordine sociale le dottrine sovversive della Giovine Italia non hanno presa. Perciò ad eccezione dei giovani presso i quali l'esperienza non ha ancora modificate le dottrine assorbite nell'atmosfera eccitante della scuola, si può affermare che non esiste in Italia se non un piccolissimo numero di persone seriamente disposte a mettere in pratica i principi esaltati di una setta inasprita dalla sventura.»


Nel 1831, Mazzini si trovava a mwa4uMarsiglia in mwa4yesilio dopo l'arresto e il processo subito l'anno prima in mwa4cPiemonte a causa della sua affiliazione alla mwa4gCarboneria. Non potendosi provare la sua colpevolezza infatti la polizia sabauda lo costrinse a scegliere tra il confino in un paesino del Piemonte e l'esilio. Mazzini preferì affrontare l'esilio e nel febbraio del 1831 passò in mwa4kSvizzera, da qui a mwa4oLione e infine a mwa4sMarsiglia. Qui entrò in contatto con i gruppi di mwa4wFilippo Buonarroti e col movimento sansimoniano allora diffuso in Francia.

Con questi si avviò un'analisi del fallimento dei moti nei ducati e nelle mwa44Legazioni pontificie del 1831. Si concordò sul fatto che le sette carbonare avevano fallito innanzitutto per la contraddittorietà dei loro programmi e per l'eterogeneità delle mwa48classi che ne facevano parte. Non si era riusciti poi a mettere in atto un collegamento più ampio delle insurrezioni per le ristrettezze provinciali dei progetti politici, com'era accaduto nei moti di mwa5aTorino del 1821 quand'era fallito ogni tentativo di collegamento con i fratelli lombardi. Infine bisognava desistere, come nel 1821, dal ricercare l'appoggio dei principi e, come nei moti del mwa5e'30-mwa5i31, dei francesi.

Con la fondazione della Giovine Italia nel 1831 il movimento insurrezionale andava organizzato su precisi obiettivi politici: indipendenza, unità, libertà. Occorreva poi una grande mobilitazione popolare poiché la liberazione italiana non si poteva conseguire attraverso l'azione di pochi mwa5qsettari ma con la partecipazione delle mwa5umasse. Rinunciare infine ad ogni concorso esterno per la rivoluzione: «La Giovine Italia è decisa a giovarsi degli eventi stranieri, ma non a farne dipendere l'ora e il carattere dell'insurrezione».cite-ref-70[70]

Gli strumenti per raggiungere queste mete erano l'educazione e l'insurrezione. Quindi bisognava che la Giovane Italia perdesse il più possibile il carattere di segretezza, conservando quanto necessario a difendersi dalle polizie, ma acquistasse quello di società di mwa6apropaganda, un'«associazione tendente anzitutto a uno scopo di insurrezione, ma essenzialmente educatrice fino a quel giorno e dopo quel giorno».cite-ref-71[71] - anche attraverso il giornale mwa6uLa Giovine Italia, fondato nel 1832 - del messaggio politico della indipendenza, dell'unità e della repubblica.

Negli anni 1833 e 1834, durante il periodo dei processi in mwa6cPiemonte e il fallimento della spedizione di mwa6gSavoia, l'associazione scomparve per quattro anni, ricomparendo solo nel 1838 in mwa6kInghilterra. Dieci anni dopo, il 5 maggio 1848, l'associazione fu definitivamente sciolta da Mazzini, che fondò al suo posto l'Associazione Nazionale Italiana.

Fallimento del moto in Savoia (1833)

Entusiastiche adesioni al programma della Giovane Italia si ebbero soprattutto tra i giovani in mwa7aLiguria, in mwa7ePiemonte, in mwa7iEmilia e in mwa7mToscana che si misero subito alla prova organizzando negli anni 1833 e 1834 una serie di insurrezioni che si conclusero tutte con arresti, carcere e condanne a morte. Nel 1833, organizza il suo primo tentativo insurrezionale che aveva come focolai rivoluzionari mwa7qChambéry, mwa7uTorino, mwa7yAlessandria e mwa7cGenova dove contava vaste adesioni nell'ambiente militare.

Prima ancora che l'insurrezione iniziasse la polizia sabauda a causa di una rissa avvenuta fra i soldati in Savoia, scoprì e arrestò molti dei congiurati, che furono duramente perseguiti poiché appartenenti a quell'esercito sulla cui fedeltà mwa7kCarlo Alberto aveva fondato la sicurezza del suo potere. Fra i condannati figuravano i fratelli mwa7oGiovanni e mwa7sJacopo Ruffini, amico personale di Mazzini e capo della Giovine Italia di Genova, l'avvocato mwa7wAndrea Vochieri e l'abate torinese mwa70Vincenzo Gioberti. Tutti subirono un processo dal tribunale militare, e dodici furono condannati a morte, fra questi anche il Vochieri, mentre Jacopo Ruffini pur di non tradire si uccise in carcere mentre altri riuscirono a salvarsi con la fuga.

Tentativo d'invasione della Savoia e moto di Genova (1834)

Il fallimento del primo moto non fermò Mazzini, convinto che fosse il momento opportuno e che il popolo lo avrebbe seguito. Si trovava a mwa8yGinevra, quando assieme ad altri italiani e alcuni mwa8cpolacchi, organizzava un'azione militare contro lo stato dei mwa8gSavoia. A capo della rivolta aveva messo il generale mwa8kGerolamo Ramorino, che aveva già preso parte ai moti del 1821, questa scelta però si rivelò un fallimento, perché il Ramorino si era giocato i soldi raccolti per l'insurrezione e di conseguenza rimandava continuamente la spedizione, tanto che quando il 2 febbraio 1834, si decise a passare con le sue truppe il confine con la Savoia, la polizia, ormai allertata da tempo, disperse i volontari con molta facilità.

Nello stesso tempo doveva scoppiare una rivolta a mwa8sGenova, sotto la guida di mwa8wGiuseppe Garibaldi, che si era arruolato nella marina da guerra sarda per svolgere propaganda rivoluzionaria tra gli equipaggi. Quando giunse sul luogo dove avrebbe dovuto iniziare l'insurrezione però, non trovò nessuno, e così rimasto solo, dovette fuggire. Fece appena in tempo a salvarsi dalla condanna a morte emanata contro di lui, salendo su una nave in partenza per l'mwa80America del Sud dove continuerà a combattere per la libertà dei popoli.

Mazzini, invece, poiché aveva personalmente preso parte alla spedizione con Ramorino, fu espulso dalla mwa88Svizzera e dovette cercare rifugio in mwa9aInghilterra. Lì continuò la propria azione politica attraverso discorsi pubblici, lettere e scritti su giornali e riviste, aiutando a distanza gli italiani a mantenere il desiderio di unità e indipendenza. Anche se l'insuccesso dei moti fu assoluto, dopo questi eventi la linea politica di mwa9eCarlo Alberto mutò, temendo che reazioni eccessive potessero diventare pericolose per la monarchia.

Tempesta del dubbio (1836)

«La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo di non gettarla, se non virilmente o in modo che rechi testimonianza della propria credenza.»

(Giuseppe Mazzini, lettera di risposta ad Angelo Usiglio, Londra, 1837)

Altri tentativi pure falliti si ebbero a mwa9uPalermo, in mwa9yAbruzzo, nella mwa9cLombardia austriaca, in mwa9gToscana. Il fallimento di tanti generosi sforzi e l'altissimo prezzo di sangue pagato fecero attraversare a Mazzini quella che egli chiamò mwa9kla tempesta del dubbio, una fase di mwa9odepressione, in cui, come in gioventù, come ricorda nelle mwa9sNote autobiografiche, pensò anche al mwa9wsuicidio, da cui uscì religiosamente convinto ancora una volta della validità dei propri ideali politici e morali. Dall'esilio di mwa90Londra (1837), dopo essere stato espulso dalla mwa94Svizzera, riprese quindi il suo apostolato insurrezionale. Nello stesso periodo esce il saggio mwa98mwa-aLa filosofia della musica sulla rivista mwa-emwa-iL'italiano pubblicata a Parigi.

Fratelli Bandiera (1844)

Nobili, figli dell'ammiraglio mwa-sFrancesco Bandiera e, a loro volta, ufficiali della mwa-wMarina da guerra austriaca, aderirono alle idee mazziniane e fondarono una loro società segreta, l'Esperiacite-ref-72[72] e con essa tentarono di effettuare una sollevazione popolare nel Sud Italia.

Il 13 giugno 1844, i fratelli Emilio e Attilio Bandiera partirono da mwa-mCorfù (dove avevano una base allestita con l'ausilio del barese Vito Infante) alla volta della mwa-qCalabria seguiti da 17 compagni, dal brigante calabrese Giuseppe Meluso e dal corso Pietro Boccheciampe. Il 15 marzo dello stesso anno era loro giunta infatti la notizia dello scoppio di una rivolta a mwa-uCosenza che essi credevano condotta nel nome di Mazzini. In realtà non solo la ribellione non aveva alcuna motivazione patriottica ma era già stata domata dall'esercito mwa-yborbonico.

Il 16 giugno 1844 quando sbarcarono alla foce del fiume mwa-gNeto, vicino a mwa-kCrotone, appresero che la rivolta era già stata repressa nel sangue e al momento non era in corso alcuna ribellione all'autorità del re. Il Boccheciampe, appresa la notizia che non c'era alcuna sommossa a cui partecipare, sparì e andò al posto di polizia di mwa-oCrotone per denunciare i compagni. I due fratelli vollero lo stesso continuare l'impresa e partirono per la mwa-sSila.

Subito iniziarono le ricerche dei rivoltosi ad opera delle guardie civiche borboniche, aiutate da comuni cittadini che credevano i mazziniani dei briganti; dopo alcuni scontri a fuoco, vennero catturati (meno il brigante Giuseppe Meluso, buon conoscitore dei luoghi, che riuscì a sfuggire alla cattura) e portati a mwa-0Cosenza, dove i fratelli Bandiera con altri 7 compagni vennero fucilati nel mwa-4Vallone di Rovito il 25 luglio 1844.

Il re mwbaaFerdinando II ringraziò la popolazione locale per il grande attaccamento dimostrato alla Corona e la premiò concedendo medaglie d'oro e d'argento e pensioni generose. «Mazzini, colpito da tanta fermezza e da tanta sventura, restò commosso da quell'efferata barbarie e celebrò la memoria di quei martiri in un opuscolo uscito a Parigi nel 1845».cite-ref-73[73] Mazzini vedendo nel loro sacrificio la realizzazione dei propri ideali così scriveva in un opuscolo a loro dedicato:

«Il martirio non è sterile mai. Il martirio per un'Idea è la più alta formula che l'Io umano possa raggiungere per esprimere la propria missione; e quando un giusto sorge di mezzo a' suoi fratelli giacenti ed esclama - ecco: questo è il vero, e io, morendo, l'adoro - uno spirito di nuova vita si trasfonde per tutta l'umanità [...]. I sagrificati di

Cosenza

hanno insegnato a noi tutti che l'uomo deve vivere e morire per le proprie credenze: hanno provato al mondo che gl'Italiani sanno morire: hanno convalidato per tutta l'

Europa

l'opinione che una

Italia

sarà. [...] Voi potete uccidere pochi uomini, ma non l'Idea. L'Idea è immortale.

»

Repubblica Romana (1849)

Dopo i mwbbimoti del 1848-49, Mazzini fu a capo, con mwbbmAurelio Saffi e mwbbqCarlo Armellini della mwbbuRepubblica Romana, soppressa dalla reazione francese nel 1849. Fu l'ultima rivolta a cui Mazzini prese parte direttamente.

Moto di Milano (1853) e sollevazione in Valtellina (1854)

Ispirato al mazzinianesimo e alle ideologie socialiste fu il moto di Milano del 1853, a cui tuttavia Mazzini non prese parte, e che fallì; analoga sorte ebbe la rivolta in mwbb8Valtellina dell'anno seguente. Dopo il fallimento dell'insurrezione in Valtellina nel 1854, Giuseppe Mazzini fuggì a Zurigo, dove alcuni amici lo aiutarono a prendere dimora segretamente nella tenuta di Wangensbach a Küsnacht.cite-ref-75[75] Nel moto milanese si mise in luce mwbcqFelice Orsini, che di lì a poco avrebbe rotto con Mazzini e organizzato l'attentato a mwbcuNapoleone III, fermamente condannato dal genovese poiché risoltosi in una strage di cittadini innocenti.

Spedizione di Sapri (1857)

Il piano originale, secondo il metodo insurrezionale mazziniano, prevedeva di accendere un focolaio di rivolta in mwbc4Sicilia dove era molto diffuso il malcontento contro i mwbc8Borboni, e da lì estenderla a tutto il Mezzogiorno d'Italia. Successivamente invece si pensò più opportuno partendo dal porto di Genova di sbarcare a mwbdaPonza per liberare alcuni prigionieri politici lì rinchiusi, per rinforzare le file della spedizione e infine dirigersi a mwbdeSapri, che posta al confine tra mwbdiCampania e mwbdmBasilicata, era ritenuta un punto strategico ideale per attendere dei rinforzi e marciare su mwbdqNapoli.

Il 25 giugno 1857 mwbdyCarlo Pisacane s'imbarcò con altri ventiquattro sovversivi, tra cui mwbdcGiovanni Nicotera e Giovan Battista Falcone, sul piroscafo di linea Cagliari, della mwbdgSocietà Rubattino, diretto a mwbdkTunisi. Il 26 giugno sbarcò a mwbdoPonza dove, sventolando il tricolore, riuscì agevolmente a liberare 323 detenuti, poche decine dei quali per reati politici per il resto delinquenti comuni, aggregandoli quasi tutti alla spedizione. Il 28, il Cagliari ripartì carico di detenuti comuni e delle armi sottratte al presidio borbonico. La sera i congiurati sbarcarono a mwbdsSapri, ma non trovarono ad accoglierli quelle masse rivoltose che si attendevano. Anzi furono affrontati dalle falci dei contadini ai quali le autorità borboniche avevano per tempo annunziato lo sbarco di una banda di ergastolani evasi dall'isola di Ponza.

Il 1º luglio, a mwbd0Padula vennero circondati e 25 di loro furono massacrati dai contadini. Gli altri, per un totale di 150, vennero catturati e consegnati ai gendarmi. Pisacane, con Nicotera, Falcone e gli ultimi superstiti, riuscirono a fuggire a mwbd4Sanza dove furono ancora aggrediti dalla popolazione: perirono in 83; Pisacane e Falcone si suicidarono con le loro pistole, mentre quelli scampati all'ira popolare furono poi processati nel gennaio del 1858. Condannati a morte, furono graziati dal Re, che tramutò la pena in ergastolo.

La spedizione avrebbe anche dovuto venir supportata da una sollevazione a Genova, da attuarsi la notte tra il 28 e il 29 giugno, la quale però fallì per l'esiguità dei partecipanti e la confusione delle direttive: lo stesso Mazzini dispose rompete le righe. A Livorno invece il 30 giugno i repubblicani, comandati da Marino Giurovich, tentarono l'insurrezione: male armati e forse anche traditi, gli insorti furono sconfitti in breve, e caddero in 16, di cui sette fucilati per la strada appena fatti prigionieri dalle guardie del Granduca.

Senso dell'impresa

Pur essendo quella di Sapri un'impresa tipicamente mazziniana, condotta «senza speranza di premio», in effetti essa rispondeva alle idee politiche di Pisacane che si era allontanato dalla dottrina del Maestro per accostarsi a un mwbeisocialismo libertario espresso dalla formula "Libertà e associazione". Contrariamente a Mazzini che riguardo alla questione sociale proponeva una soluzione interclassista solo dopo aver risolto il problema unitario, Pisacane pensava infatti che per arrivare ad una rivoluzione patriottica unitaria e nazionale occorresse prima risolvere la questione contadina che era quella della mwbemriforma agraria. Come lasciò scritto nel suo testamento politico in appendice al mwbeqSaggio sulla rivoluzione, «profonda mia convinzione di essere la propaganda dell'idea una mwbeuchimera e l'istruzione popolare un'assurdità. Le mwbeyidee nascono dai fatti e non questi da quelle, ed il popolo non sarà libero perché sarà istrutto, ma sarà ben tosto istrutto quando sarà libero».

Vicino agli ideali mazziniani era Pisacane invece quando aggiungeva nello stesso scritto che quand'anche la rivolta fallisse «ogni mia ricompensa io la troverò nel fondo della mia coscienza e nell'animo di questi cari e generosi amici... che se il nostro sacrificio non apporta alcun bene all'Italia, sarà almeno una gloria per essa aver prodotto figli che vollero immolarsi al suo avvenire».cite-ref-76[76] La spedizione fallita ebbe in effetti il merito di riproporre all'opinione pubblica italiana la questione napoletana, la liberazione cioè del Mezzogiorno italiano dal malgoverno borbonico che il politico inglese mwbewWilliam Ewart Gladstone definiva «negazione di Dio eretta a sistema di governo». Infine il tentativo di Pisacane sembrava riproporre la possibilità di un'alternativa democratico-popolare come soluzione al problema italiano: era un segnale d'allarme che costituì per il governo di mwbe0Vittorio Emanuele II uno stimolo ad affrettare i tempi dell'azione per realizzare la soluzione diplomatico militare dell'unità italiana.

Appoggio a Garibaldi e ultimi tentativi

Mazzini appoggiò moralmente la mwbfaspedizione dei Mille di mwbfeGiuseppe Garibaldi, che egli considerava una valida opposizione a Cavour. Dopo l'Unità riprese la lotta repubblicana, ma le persecuzioni della polizia sabauda e le condizioni di salute limitarono i suoi ultimi tentativi.

Controversie

Conflitto con Cavour

Giuseppe Mazzini, che dopo la sua attività cospirativa degli anni 1827-1830 fu esiliato dal governo piemontese a Ginevra, fu uno strenuo oppositore della mwbfsguerra di Crimea, che costò un'ingente perdita di soldati al regno sardo. Egli rivolse un appello ai militari in partenza per il conflitto:

«Quindicimila tra voi stanno per essere deportati in Crimea. Non uno forse tra voi rivedrà la propria famiglia. Voi non avrete onore di battaglie. Morrete, senza gloria, senza aureola, di splendidi fatti da tramandarsi per voi, conforto ultimo ai vostri cari. Morrete per colpa di governi e capi stranieri. Per servire un falso disegno straniero, l'ossa vostre biancheggeranno calpestate dal cavallo del cosacco, su terre lontane, né alcuno dei vostri potrà raccoglierle e piangervi sopra. Per questo io vi chiamo, col dolore dell'anima, "deportati".»

(Giuseppe Mazzinicite-ref-77[77])

Quando, nel 1858, mwbgiNapoleone III scampò all'attentato teso da mwbgmFelice Orsini e mwbgqGiovanni Andrea Pieri, il governo di Torino incolpò Mazzini (Cavour lo avrebbe definito "il capo di un'orda di fanatici assassini"cite-ref-78[78] oltreché "un nemico pericoloso quanto l'Austria"),cite-ref-79[79] poiché i due attentatori avevano militato nel suo mwbg0Partito d'Azione. Secondo mwbg4Denis Mack Smith, Cavour aveva in passato finanziato i due rivoluzionari a causa della loro rottura con Mazzini e, dopo l'attentato a Napoleone III e la conseguente condanna dei due, alla vedova di Orsini fu assicurata una pensione.cite-ref-80[80]

Cavour al riguardo fece anche pressioni politiche sulla magistratura per far giudicare e condannare la stampa radicale.cite-ref-81[81] Egli, inoltre, favorì l'mwbhgagenzia Stefani con fondi segreti, sebbene lo Statuto vietasse privilegi e monopoli ai privati.cite-ref-82[82] Così l'agenzia Stefani, forte delle solide relazioni con Cavour, divenne, secondo il saggista mwbh0Gigi Di Fiore, un fondamentale strumento governativo per il controllo mediatico nel Regno di Sardegna.cite-ref-83[83] Mazzini, intanto, oltre ad aver condannato il gesto di Orsini e Pieri, espose un attacco nei confronti del primo ministro, pubblicato sul giornale mwbiimwbimItalia del popolo:

«Voi avete inaugurato in Piemonte un fatale dualismo, avete corrotto la nostra gioventù, sostituendo una politica di menzogne e di artifici alla serena politica di colui che desidera risorgere. Tra voi e noi, signore, un abisso ci separa. Noi rappresentiamo l'Italia, voi la vecchia sospettosa ambizione monarchica. Noi desideriamo soprattutto l'unità nazionale, voi l'ingrandimento territoriale.»

(Giuseppe Mazzinicite-ref-cappa-84-0[84])

Ancora dopo il 1861 Mazzini scriveva contro l'unificazione realizzata da Cavour:

«Non c'è chi possa comprendere quanto mi senta infelice quando vedo aumentare di anno in anno, sotto un governo materialista e immorale, la corruzione, lo scetticismo sui vantaggi dell'Unità, il dissesto finanziario; e svanire tutto l'avvenire dell'Italia, tutta l'Italia ideale.»

(Giuseppe Mazzinicite-ref-85[85])

Timori di Mazzini per la cessione della Sardegna

Mazzini temeva che mwbjuCavour, dopo la cessione della mwbjySavoia e di mwbjcNizza, potesse cedere anche la Sardegna, una delle cosiddette “mwbjgtre Irlande”,cite-ref-86[86]cite-ref-87[87] sulla base di altri supposti accordi segreti di mwbkeCavour con la mwbkiFrancia, in cambio di una definitiva unificazione italiana, accordi che preoccupavano anche l’Inghilterra, la quale era intervenuta presso Cavour per avere rassicurazioni sul fatto che non sarebbe stato ceduto altro territorio italiano alla Francia:

«Il 22 maggio 1860,

Lord John Russell

commentava a Sir

James Hudson

, in

Torino

, di dire al Conte di Cavour, che il Governo inglese, informato di un disegno per la cessione della Sardegna alla Francia, protestava e chiedeva promessa formale di non cedere territorio italiano. Il dispaccio era comunicato il 26 a Cavour.»

(da Scritti editi e inediti di Giuseppe Mazzini, per cura della Commissione editrice degli scritti di Giuseppe Mazzini, Roma, 1884, vol. XIIIcite-ref-88[88])

Riguardo alla cessione della mwbkkSardegna alla mwbkoFrancia, Mazzini affermava anche:

«[...] [L]'opposizione minacciosa dell’Inghilterra e la nostra, possono renderlo praticamente impossibile.»

(da Scritti editi ed inediti di Giuseppe Mazzini, per cura della Commissione editrice degli scritti di Giuseppe Mazzini, Roma, 1884, vol. XIII)

Alcune affermazioni di mwbk0Giovanni Battista Tuveri, esponente del mwbk4cattolicesimo mwbk8federalista, mwbladeputato per due volte al mwbleParlamento Subalpino e amico di Mazzini, confermano la possibilità di accordi segreti relativi alla cessione della Sardegna alla Francia per una definitiva unificazione del resto della penisola:

«Vicino a Mazzini ed a Cattaneo, ma con una propria originalità di pensiero, il Tuveri fu sempre fedele alle sue convinzioni federaliste o, in mancanza di meglio, autonomiste, né esitò ad impegnarsi nell'azione pratica quando nel 1860-61 circolò insistente la voce che Cavour, dopo Nizza e la Savoia, intendesse cedere alla Francia anche la Sardegna.

»

Anche il giornale britannico "The Illustrated London News" del 27 luglio 1861 citava l'inopportunità di cedere la Sardegna alla Francia, commento che aveva suscitato reazioni nella stampa francese e fatto suggerire altre ipotesi.cite-ref-90[90]

Ruolo storico di Mazzini

Mazzini suscitò «continuamente energie, affascinò per quarant'anni ogni ondata di gioventù [...] e intanto gli anziani gli sfuggivano».cite-ref-91[91] Quasi tutti i grandi personaggi del mwbmyRisorgimento aderirono al mwbmcmazzinianesimo ma pochi vi restarono. Il contenuto religioso profetico del pensiero del Maestro, in un certo modo rivelatore di una nuova fede, imbrigliava l'azione politica. Mazzini infatti non aveva «la duttilità e la mutevolezza necessaria per dominare e imprigionare razionalmente le forze». Per questo occorreva una capacità di compromesso politico propria dell'uomo di governo come fu mwbmgCavour; «[i]l compito di Mazzini fu invece quello di creare l'"animus"». Quando sembrava che il problema italiano non avesse via d'uscita «ecco per opera sua la gioventù italiana sacrificarsi in una suprema protesta. I sacrifici parevano sterili», ma invece risvegliavano l'opinione pubblica italiana e europea. La tragedia della Giovine Italia «impose il problema italiano a una sempre più vasta sfera d'Italiani: che reagì sì con un programma più moderato ma infine entrò in azione e quegli stessi ex mazziniani che avevano rinnegato il Maestro aderendo al moderatismo mwbmkriformista alla fine dovettero abbandonare ogni progetto mwbmofederalista e acconsentire all'entusiasmo popolare suscitato dalle idee mazziniane di un riordinamento unitario italiano».cite-ref-92[92]

Le idee politiche di Mazzini furono alla base della nascita del mwbnaPartito Repubblicano Italiano nel 1895. Tramite la mwbneCostituzione della Repubblica Romana, ispirata al mwbnimazzinianesimo e considerata un modello per molto tempo, fu uno dei pensatori le cui idee furono alla base della mwbnmCostituzione Italiana del 1948. Inoltre ebbe una grande influenza anche fuori dall'Italia: politici occidentali come mwbnqThomas Woodrow Wilson (con i suoi mwbnuQuattordici Punti) e mwbnyDavid Lloyd George e molti leader post-coloniali tra i quali mwbncGandhi, mwbngGolda Meir, mwbnkDavid Ben-Gurion, mwbnoNehru e mwbnsSun Yat-sen consideravano Mazzini il proprio maestro e il testo mazziniano mwbnwDei doveri dell'uomo come la propria "Bibbia" morale, etica e politica.cite-ref-93[93]

Mazzini conteso tra fascismo e antifascismo

L'eredità ideale e politica del pensiero di Giuseppe Mazzini è stata a lungo oggetto di dibattito tra opposte interpretazioni, in particolare durante il mwbocFascismo e la mwbogResistenza. Già nel settembre 1922, prima dell'avvento del fascismo, il cinquantenario della sua morte fu celebrato con una mwbokserie di francobolli. In seguito, nel mwbooVentennio fascista Mazzini fu oggetto di citazioni in libri, articoli, discorsi, fino al punto d'essere considerato una sorta di precursore del regime di mwbosMussolini.cite-ref-94[94] Secondo un appunto diaristico (intitolato "Ripresa mazziniana") di mwbpaGiuseppe Bottai, però, l'utilizzo che ne fece Mussolini fu sempre strumentale.cite-ref-95[95]

La popolarità di Mazzini durante il periodo fascista è dovuta anche ai numerosi mwbpyrepubblicani che confluirono nei mwbpcFasci di combattimento, iniziando il loro percorso di avvicinamento a Mussolini durante la battaglia mwbpginterventista, soprattutto nelle aree dove maggiore era la presenza del mwbpkPRI, cioè in mwbpoRomagna e nelle mwbpsMarche. Nel 1917, sulle pagine de mwbpwL'Iniziativa, l'organo di stampa del PRI, si guardava a Mussolini come al «magnifico bardo del nostro interventismo».cite-ref-96[96]

Particolare fu il caso di mwbqiBologna, città in cui i repubblicani mwbqmPietro Nenni, Guido e Mario Bergamo presero parte attivamente nel 1919 alla fondazione del primo mwbqqFascio di combattimento emiliano per poi abbandonarlo poco dopo diventando avversari del mwbqufascismo. Tra i più famosi repubblicani che aderirono al fascismo vi furono mwbqyItalo Balbo (che si era laureato con una tesi su "Il pensiero economico e sociale di Mazzini" e del quale lo storico Claudio Segrè ha scritto: «Balbo, prima di aderire al Fascismo nel '21, esitò a lasciare i repubblicani fino all'ultimo momento e considerò la possibilità di mantenere la doppia iscrizione»cite-ref-97[97]), mwbqwCurzio Malaparte e mwbq0Berto Ricci, che nel fascismo vedeva la perfetta sintesi fra «la Monarchia di Dante e il Concilio di Mazzini».cite-ref-98[98]

L'intellettuale mazziniano mwbrcDelio Cantimori, nella prima fase del suo percorso politico che lo portò prima ad aderire al fascismo poi al comunismo, considerava il fascismo «compimento della rivoluzione nazionale iniziatasi con il Risorgimento, che doveva riuscire dove il processo risorgimentale e il cinquantennio successivo avevano fallito: nell'inserimento e nell'integrazione delle masse nello stato nazionale, nella creazione di una più vera democrazia, ben diversa dal "parlamentarismo" e lontana dall'"affarismo", dal "particolarismo", dall'"inerzia" che avevano caratterizzato l'Italia liberale».cite-ref-99[99] Inizialmente la tesi delle origini risorgimentali del fascismo fu fatta propria anche dai comunisti: nel 1931 mwbrwPalmiro Togliatti, polemizzando con il movimento mwbr0Giustizia e Libertà e il suo fondatore mwbr4Carlo Rosselli, in un articolo su mwbr8Lo Stato operaio criticò il Risorgimento e indicò in Mazzini un precursore del fascismo:cite-ref-100[100]

«La tradizione del Risorgimento vive quindi nel fascismo, ed è stata da esso sviluppata fino all'estremo. Mazzini, se fosse vivo, plaudirebbe alle dottrine corporative, né ripudierebbe i discorsi di Mussolini su "la funzione dell'Italia nel mondo". La rivoluzione antifascista non potrà essere che una rivoluzione "contro il Risorgimento", contro la sua ideologia, contro la sua politica, contro la soluzione che esso ha dato al problema della unità dello Stato e a tutti i problemi della vita nazionale.

»

La stessa posizione fu assunta nel 1933 da mwbsoGiorgio Amendola, durante il confino a mwbssPonza, nel primo di due corsi sul Risorgimento tenuti per i confinati, per poi rivedere tale impostazione nel secondo corso, dopo la svolta unitaria del 1934 (che segnò l'inizio della politica del mwbswfronte popolare con la conclusione di un "patto d'unità d'azione" con i socialisti), allorché insistette sulle origini risorgimentali del movimento operaio.cite-ref-102[102]

I fascisti, inoltre, rivendicavano una continuità con il pensiero mazziniano anche riguardo all'idea di patria, alla concezione spirituale della vita, all'importanza dell'educazione di massa come strumento per creare un "uomo nuovo" e a una dottrina economica ispirata alla collaborazione tra le classi sociali.cite-ref-103[103] Lo storico Massimo Baioni scrive a proposito della contemporanea celebrazione nel 1932 del 50º anniversario della morte di Garibaldi e del decennale della Marcia su Roma: «Le principali manifestazioni del 1932 sembravano confermare il nesso tra il bisogno di presentare il fascismo come erede delle migliori tradizioni nazionali e la volontà non meno forte ad enfatizzarne le componenti moderne, che avrebbero dovuto distinguerlo come originale esperimento politico e sociale».cite-ref-104[104]

Negli anni della mwbuaResistenza (1944-1945) la situazione si complica maggiormente: il fascismo della mwbueRepubblica Sociale Italiana "intensificò naturalmente i richiami a Mazzini: ad esempio la data del giuramento della Guardia nazionale repubblicana venne fissata il 9 febbraio, giorno della proclamazione, quasi un secolo prima, della Repubblica romana che aveva avuto alla sua testa il «triumviro» Mazzini",cite-ref-105[105]cite-ref-106[106] ma anche gli mwbuoantifascisti, in particolare i mwbuspartigiani di Giustizia e Libertà di Carlo Rosselli, iniziano a richiamarsi sempre più apertamente al rivoluzionario genovese. Proprio Rosselli scrisse nel 1931 a uno studioso inglese: «Agiamo nello spirito di Mazzini, e sentiamo profondamente la continuità ideale fra la lotta dei nostri antenati per la libertà e quella di oggi».cite-ref-107[107]

A seguito della caduta del fascismo e dell'mwbvearmistizio di Cassibile, a partire dal 1943 la lotta contro il nazifascismo vide la partecipazione dei repubblicani (il cui partito era stato sciolto dal Regime nel 1926) anche attraverso la formazione di proprie unità partigiane denominate mwbviBrigate Mazzini.cite-ref-108[108] Anche un comandante partigiano, proposto per la medaglia d'oro al valor militare, mwbvcManrico Ducceschi, ispirò la sua azione all'ideologia mazziniana adottando in onore di Mazzini il nome di battaglia di "Pippo", lo stesso pseudonimo usato dal patriota genovese.cite-ref-109[109]

Opere

• mwbv8Filosofia della musica (1836)
• mwbwiAtto di fratellanza della Giovane Europa (1834), in Giuseppe Mazzini, mwbwmEdizione nazionale degli scritti., Imola, s.e., 1908, vol. 4, pag. 3.
• mwbwumwbwyDei doveri dell'uomo. Fede e avvenire, a cura di mwbwcPaolo Rossi; mwbwgUgo Mursia Editore, 2008. ISBN 978-88-425-4172-1.
• mwbwsDoveri dell'Uomo 2011 Editori Riuniti university press - Roma ISBN 978-88-6473-039-4.
• mwbw4mwbw8Pensieri sulla democrazia in Europa, trad. a cura di mwbxaSalvo Mastellone, mwbxeFeltrinelli, mwbxiMilano, mwbxm2010, ISBN 978-88-07-82176-9.
• mwbxyAndrea Tugnoli (a cura di), La pittura moderna in Italia, Bologna, CLUEB, 1993, SBN UBO0069218.

Edizione nazionale delle opere

• mwbxoScritti editi ed inediti (Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Mazzini), Cooperativa Tipografico-editrice Paolo Galeati, Imola 1906-1943, voll. 94 (tutti i 94 volumi si trovano digitalizzati su mwbxsInternet Archive) mwbxwad es. qui il vol. 1.

Antologia di scritti

• mwbyaDal Risorgimento all'Europa Mursia ISBN 9788842548447

Periodici diretti da Giuseppe Mazzini

• mwbyumwbyyL'apostolato popolare
• mwbygIl nuovo conciliatore
• mwbysmwbywL'educatore
• mwby4mwby8Pensiero ed azione
• mwbzeLe Proscrit. Journal de la République Universelle
• mwbzqmwbzuIl tribuno

Monumenti e opere intitolate a Mazzini

• Monumento a Giuseppe Mazzini (Padova)cite-ref-110[110]
• Busto di Mazzini All'interno di Villa Mazzini a Messina. Opera dello scultore Lio Gangeri.

Filmografia

• mwbakmwbaoViva l'Italia di mwbasRoberto Rossellini (1961). Film incentrato sulla spedizione dei Mille.
• mwba0Giuseppe Mazzini, sceneggiato RAI, regia di mwba4Pino Passalacqua (1972).
• mwbbamwbbeIl generale, sceneggiato RAI, regia di mwbbiLuigi Magni (1987). Mazzini è interpretato da mwbbmFlavio Bucci.
• mwbbumwbbyNoi credevamo di mwbbcMario Martone (2010). Mazzini è interpretato da mwbbgToni Servillo.
• mwbbomwbbsAnita Garibaldi, miniserie di mwbbwRai 1 (2012); interpretato da Alessandro Lombardo.
• mwbb4L'alba della libertà, cortometraggio, Prodotto da Emanuela Morozzi e Paolo Coviello per Artes Produzioni, regia di Emanuela Morozzi (2012).

Note

cite-note-11. mwbcyLa Civiltà cattolica, Volume 2; Volume 18, La Civiltà Cattolica, 1901 p. 264.
cite-note-chabod1967-22. «La politica acquista pathos religioso, e sempre più col procedere del secolo... la nazione diventa patria: e la patria la nuova divinità del mondo moderno. Nuova divinità e come tale sacra.» in mwbcwF. Chabod, mwbc0L'idea di nazione, Laterza, Bari 1967
cite-note-montanelli-33. mwbd0L'uomo nuovo in mwbd4Indro Montanelli, mwbd8L'Italia giacobina e carbonara, Rizzoli, Milano 1972
cite-note-44. Da mwbemDei doveri dell'uomo - Fede e avvenire, a cura di Paolo Rossi, Mursia, Milano 1965-1984
cite-note-55. mwbecmwbegmwbekSusanne Schmid, Michael Rossington, The Reception of P.B. Shelley in Europe.
cite-note-66. Citato nell'mwbe0Edizione nazionale degli Scritti di Giuseppe Mazzini a cura della Commissione per l'edizione nazionale degli Scritti di Giuseppe Mazzini, Cooperativa tipografico-editrice P. Galeati, 1926; per la citazione vedi anche: mwbe4mwbe8mwbfamwbfemwbfimwbfmmwbfqMemoriale Mazzini-Domus Mazzinianamwbfu (mwbfymwbfcPDF).; mwbfgIntroduzione a Jessie White Mario, mwbfkVita di Giuseppe Mazzini mwbfomwbfsmwbfwsu Castelvecchi Editore.; mwbf0Giuseppe Santonastaso, mwbf4Edgar Quinet e la religione della libertà, pag. 156, edizioni Dedalo, 1968; mwbf8Francesco Felis, mwbgaItalia unità o disunità? Interrogativi sul federalismo, Armando editore, 2013, pag. 7.
cite-note-77. mwbgqmwbgumwbgyComune di Savona.
cite-note-88. mwbgomwbgsmwbgwmwbg0mwbg4Liguria magazinemwbg8 mwbha(archiviato dall'mwbheurl originale il 25 gennaio 2012).
cite-note-99. Gilles Pécout, mwbhuIl lungo Risorgimento: la nascita dell'Italia contemporanea (1770-1922), Pearson Italia S.p.a., 1999 p. 101
cite-note-1010. mwbhkPatria, nazione e stato tra unità e federalismo. Mazzini, Cattaneo e Tuveri, CUEC, University Press-Ricerche storiche, 2007 ISBN 88-8467-381-X
cite-note-1111. La tesi del figlio sicuramente di Mazzini è sostenuta in Bruno Gatta, mwbh4Mazzini una vita per un sogno, Guida Editori, 2002, p. 102. Il dubbio invece che si trattasse veramente di un figlio di Mazzini è espresso in Luigi Ambrosoli (mwbh8Giuseppe Mazzini: una vita per l'unità d'Italia, ed. P. Lacaita, 1993): «Ma proprio il ritardo con cui venne comunicata a Mazzini la notizia della morte di Adolphe fa sorgere qualche dubbio sulla supposizione, per le altre ragioni accennate ben fondata, che si trattasse di suo figlio». Dubbi simili vengono riportati in Salvo Mastellone, mwbiaMazzini e la "Giovine Italia", 1831-1834, Volume 2, Domus Mazziniana, 1960 («D'altra parte, è da aggiungere che nelle lettere inedite a Ollivier, che pubblichiamo, Mazzini, pur parlando di Giuditta come della propria amica, se accenna ad Adolphe come figlio di Giuditta, non allude al bambino come proprio figlio: ...»)
cite-note-1212. citerefdbiGiuseppe Monsagrati, mwbiqmwbiuDomenico Barberis, in mwbiymwbicDizionario biografico degli italiani, vol.mwbig 72, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2008.
cite-note-1313. mwbiwmwbi0mwbi4Mazzini a Londra.
cite-note-1414. È l'autrice del mwbjiromanzo gotico mwbjmmwbjqFrankenstein mwbju(Frankenstein: or, The Modern Prometheus), pubblicato nel 1818. Curò le edizioni delle poesie del marito mwbjyPercy Bysshe Shelley, mwbjcpoeta mwbjgromantico e mwbjkfilosofo. Era figlia della mwbjofilosofa mwbjsMary Wollstonecraft, antesignana del mwbjwfemminismo, e del mwbj0filosofo e mwbj4politico mwbj8William Godwin.
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cite-note-3939. Non è dato sapere se il massone Giuseppe Mazzini fu messo, o si mise, in sonno, o se addirittura venne espulso dall'Ordine Massonico per determinate ragioni.
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cite-note-4343. «S'identificò la storia della civiltà con la storia della religione, e si scorse una forza provvidenziale non solo nelle monarchie, ma sin nel carnefice, che non potrebbe sorgere e operare nella sua sinistra funzione se non lo suscitasse, a tutela della giustizia, Iddio: tanto è lungi dall'essere operatore e costruttore di storia l'arbitrio individuale e il raziocino logico». mwbvyAdolfo Omodeo, mwbvcL'età del Risorgimento italiano, pag. 24, Napoli, 1955
cite-note-4444. «Così il genere umano è in gran parte naturalmente servo e non può essere tolto da questo stato altro che soprannaturalmente... senza il cristianesimo, niente libertà generale. e senza il papa non si dà vero cristianesimo operoso, potente, convertitore, rigeneratore, conquistatore, perfezionante.» (cfr. J. De Maistre, mwbvsIl Papa, trad. di T. Casini, Firenze 1926)
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cite-note-5353. «Noi dissentivamo su diversi punti: sulle idee religiose, ch'ei non guardava, errore comune al più, se non attraverso le credenze consunte e perciò tiranniche dell'oggi; sul cosiddetto mwbzwsocialismo, che riducevasi a una mera questione di parole dacché i sistemi esclusivi, assurdi, immorali delle sétte francesi erano ad uno ad uno da lui respinti e sulla vasta idea sociale fatta oggimai inseparabile in tutte le menti d'Europa dal moto politico io andava forse più in là di lui: sopra una o due cose delle minori spettanti all'ordinamento della futura milizia; e talora sul modo d'intendere l'obbligo che abbiamo tutti di serbar fede al Vero. Ma il differire di tempo in tempo sui modi d'antivedere l'avvenire non ci toglieva d'essere intesi sulle condizioni presenti e sulla scelta dei rimedi» (Giuseppe Mazzini su Carlo Pisacane)
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cite-note-5555. «Noi crediamo in una serie infinita di reincarnazioni dell'anima, di vita in vita, di mondo in mondo, ciascuna delle quali rappresenta un miglioramento ulteriore…» (Mazzini, in E. Bratina, mwb0mop. cit., pag. 70); «La vita d'un'anima è sacra, in ogni suo periodo: nel periodo terreno come negli altri che seguiranno; bensì, ogni periodo dev'esser preparazione all'altro, ogni sviluppo temporale deve giovare allo sviluppo continuo ascendente della vita immortale che Dio trasfuse in ciascuno di noi e nella umanità complessiva che cresce con l'opera di ciascuno di noi» (mwb0qDei doveri dell'uomo, II); «Qui sulla Terra siamo in continuazione di viaggio, provenienti da altri astri o pianeti» (cit. in mwb0uCecilia Gatto Trocchi, mwb0ymwb0cStoria esoterica dell'Italia, § II, pag. 28, prefazione di mwb0gRino Cammilleri, Piemme, 2001).
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Collegamenti esterni

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• mwcquIstituto Mazziniano a Genova, su istitutomazziniano.it.
• mwcqcRai Tv: "La Storia siamo noi": Giuseppe Mazzini, una certa idea dell'Italia, su lastoriasiamonoi.rai.it. URL consultato il 30 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 15 novembre 2012).
• mwcqkMazzini e le frontiere d'Italia, su viacialdini.it.
• mwcq0Pagine mazziniane: "il pensiero e l'azione", dal sito della Biblioteca Nazionale di Napoli, su vecchiosito.bnnonline.it.
• mwcq8Domus Mazziniana di Pisa, su domusmazziniana.it.
• mwcreAssociazione Mazziniana Italiana, su associazionemazziniana.it.

Scritti

• mwcruProse politiche. (1848)
• mwcrcCenni e documenti intorno all'insurrezione lombarda e alla guerra regia del 1848. (1850)
• mwcrkScritti editi e inediti di Giuseppe Mazzini (v. 1). (1861)
• mwcrsScritti editi e inediti di Giuseppe Mazzini (v. 2). (1862)
• mwcr0Scritti editi e inediti di Giuseppe Mazzini (v. 3). (1862)
• mwcr8Scritti editi e inediti di Giuseppe Mazzini (v. 5). (1863)
• mwcseScritti editi e inediti di Giuseppe Mazzini (v. 6). (1863)

Celebrazioni mazziniane

• mwcsumazzini2005.it.